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ARGOMENTO: Regolamento e deroghe per la selvicoltura d’albero

Regolamento e deroghe per la selvicoltura d’albero 7 Anni 1 Mese fa #101

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Attualmente il Regolamento forestale Toscano (DPGR 48/2003) non regola alcune delle tecniche funzionali alla selvicoltura d’albero, tecnica proposta nel progetto LIFE+ PProSpoT per tutelare e valorizzare le specie arboree sporadiche. In particolare, per le giovani piante in competizione con i soggetti di specie sporadiche, mancano riferimenti all’applicazione di tecniche localizzate per il controllo dei competitori come la cercinatura e il cassage. Mentre per i competitori adulti non sono considerati come interventi ordinari i diradamenti localizzati dall’alto e la cercinatura realizzata con gli stessi criteri. Come soluzione a questo limite si può andare in deroga al Regolamento richiedendo una specifica autorizzazione o presentando un piano dei tagli che preveda e descriva gli interventi di difesa e valorizzazione delle specie sporadiche che lo stesso Regolamento tutela con l’Art. 12 riconoscendone l’importanza.
L’azione 8 del progetto PProSpoT prevede la formulazione di proposte per modifiche parziali del Regolamento finalizzate ad introdurre le tecniche della selvicoltura d’albero tra le pratiche ordinariamente autorizzabili.

Per poter arrivare a formulare delle proposte coerenti alla realtà forestale toscana, da poter concertare con le Autorità Regionali e poi sottoporre alle decisioni del livello politico, abbiamo bisogno di confrontarci con tecnici e liberi professionisti per raccogliere le loro opinioni e i loro consigli su questo aspetto. In particolar modo in questa fase ci interessa individuare quelle che oggi sono le maggiori difficoltà che è presumibile incontrare nell’applicazione della selvicoltura d’albero nei boschi toscani, attraverso l’esperienza quotidiana sia dei liberi professionisti che dei tecnici degli enti preposti alle procedure autorizzative. Ringraziamo fin da ora tutti coloro che ci aiuteranno a fare una proposta di integrazione del Regolamento forestale quanto più coerente con i principi del regolamento, applicabile ed efficace nella tutela e valorizzazione di singole piante di specie sporadiche in bosco.
Ultima modifica: 7 Anni 1 Mese fa da silvia.
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Re: Regolamento e deroghe per la selvicoltura d’albero 6 Anni 10 Mesi fa #104

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Il percorso previsto dall’azione 8 del Progetto PProSpoT che porterà a formulare proposte di cambiamento del Regolamento Forestale della Toscana , si è solo apparentemente fermato!
Ricordiamo che l’obiettivo di tale azione è quello di agevolare dal punto di vista dell’autorizzazione, alcuni interventi e tecniche funzionali alla selvicoltura d’albero che attualmente il Regolamento non regola e quindi sono realizzabili solo con autorizzazioni in deroga.
Durante la Tavola Rotonda fatta in Regione Toscana il 18 Giugno 2012 questa situazione è stata evidenziata sia da liberi professionisti che da tecnici pubblici degli enti preposti alle procedure autorizzative come un limite importante all’applicazione della selvicoltura d’albero e quindi alla valorizzazione delle specie sporadiche così come il progetto PProSpoT propone.
Allarghiamo il confronto e la discussione a tutti coloro che quotidianamente si confrontano con il Regolamento Forestale Toscano e con il lavoro in bosco e chiediamo:
  • - Avete mai richiesto l’autorizzazione, o dovuto esaminare una domanda di autorizzazione, per realizzare tagli localizzati e diradamenti dall’alto in cedui o fustaie?
  • - Avete avuto problemi?
  • - Come li avete risolti?
Ci interessano tutte le esperienze, le difficoltà e soprattutto le soluzioni trovate o proponibili.
Il Progetto è localizzato in Toscana e l’azione 8 riguarda la normativa di questa Regione; crediamo comunque utili alla discussione anche esperienze (e soprattutto soluzioni!) applicate o applicabili in altre Regioni, se inerenti ad interventi di valorizzazione di singoli individui arborei.
La discussione è aperta!
Ringraziamo tutti quelli che vorranno intervenire!
Ultima modifica: 6 Anni 10 Mesi fa da silvia.
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Re: Regolamento e deroghe per la selvicoltura d’albero 6 Anni 10 Mesi fa #106

non sono professionista, ma mi occupo del trattamento selvicolturale di boschi appenninici come ricercatore (CRA-SEL). Mi sono quindi spesso imbattuto nella questione dei diradamenti delle fustaie (pinete di pino nero, cerrete e faggete di origine agamica), sia dal punto di vista tecnico che normativo. Il problema effettivamente è la distanza che si è venuta a formare tra i risultati delle ricerche e la normativa regionale. Non è probabilmente la sede più opportuna per portare esempi specifici, ma una cosa su tutte: gran parte delle fustaie appenniniche del piano collinare montano (querceti-castagneti) sono boschi di specie eliofile (cerro, pinete artificiali, ecc.). La sperimentazione sta dimostrando quanto queste formazioni si avvantaggino (per tutte le loro funzioni: economiche, protettive, eco-funzionali, di biodiversità ecc.) di interventi colturali di tipo selettivo. L'esperienza in campo mi porta ad affermare anche che tale modalità di diradamento non comporta particolari difficoltà tecniche e che può essere "controllata" con maggiore facilità. Infatti è più facile controllare post intervento ciò che è stato scelto da ciò che è stato tolto. In sintesi credo quindi che i tempi sarebbero maturi per una serena discussione su come apportare al regolamento forestale regionale gli accorgimenti opportuni per favorire tale modalità di intervento (nei casi opportuni, ovviamente).
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Re: Regolamento e deroghe per la selvicoltura d’albero 6 Anni 10 Mesi fa #107

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Grazie Paolo Cantiani per il tuo intervento!! Molto interessante il confronto con la sperimentazione, la normativa e il lavoro, sia di chi deve scegliere le piante da tagliare sia di chi deve controllare!

Tu ti riferisci giustamente a boschi di specie eliofile, anche molte delle specie sporadiche oggetto degli interventi in seno al Progetto PProSpoT hanno un temperamento eliofilo, e quindi le problematiche e le soluzioni possono essere molto simili. Dici anche che gli interventi colturali di tipo selettivo, in base dalla tua esperienza, non comportano particolari difficoltà tecniche. A questo proposito sarebbe interessante avere il punto di vista anche di qualche professionista, visto che in effetti si tratta di interventi non molto diffusi e frequenti. Non si fanno perché è difficile ottenere l’autorizzazione o perché c’è anche qualche dubbio sul "come" realizzarli?
Ultima modifica: 6 Anni 9 Mesi fa da paolo.
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Re: Regolamento e deroghe per la selvicoltura d’albero 6 Anni 10 Mesi fa #108

non vorrei che fosse frainteso il semplice col banale... anzi. qualunque progetto di operazione colturale in bosco prevede una buona professionalità da parte del tecnico. A maggior ragione un metodo non comunemente adottato prevede particolare attenzione. credo comunque che ragionare "dall'alto" sia molto più stimolante per un tecnico piuttosto che "dal basso". soprattutto quando un diradamento dal basso è di scarsa intensità e non va quindi ad incidere sul piano dominante. Quando però, pur diradando dal basso ci si spinge fino al piano delle chiome dominanti credo che le difficoltà tecniche superino adirittura quelle richieste per la selezione delle piante scelte o candidate. e poi rimane il discorso sulla maggior trasparenza nella fase di collaudo-cintrollo post intervento.
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Re: Regolamento e deroghe per la selvicoltura d’albero 6 Anni 10 Mesi fa #109

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Concordo pianamente con quanto ha affermato Paolo Cantiani riguardo i diradamenti ed in particolare alla necessità di considerare come “normale” non solo il diradamento dal basso ma anche altre tipologie di diradamento (diradamento selettivo e/o il diradamento libero categoria più ampia che comprende anche il diradamento dall’alto) ampiamente conosciute dai forestali.
In particolare il diradamenti selettivo ci è stato insegnato e fatto applicare fin dai tempi dell’Università e sono convinto che un tecnico forestale abilitato sia in grado di applicarlo correttamente senza dover chiedere particolari autorizzazioni.
Il Regolamento adotta come modello di riferimento il diradamenti dal basso con verifica del prelievo solo in termini numerici è ciò per me è sicuramente restrittivo. Per il diradamento selettivo e per quello dall’alto, se necessario, potrebbe essere messa una soglie di prelievo in termini di area basimetrica al di sopra della quale potrebbe essere necessario richiedere l’autorizzazione mentre, al di sotto, potrebbe essere sufficiente allegare alla dichiarazione un progetto di taglio firmato da un tecnico abilitato.
Obbiettivo dell’azione 8 del progetto è quello di fare proposte alla Regione per modificare il regolamento in modo da consentire l'applicazione di un tipo di selvicoltura idonea a tutelare e la valorizzare le specie sporadiche anche attraverso la realizzazione di diradamenti localizzati prevalentemente dall’alto e non diffusi in modo uniforme su tutto il popolamento.
Da quanto è emerso dalla prima tavola rotonda e da queste prime discussioni del Forum mi sembra che potrebbe essere opportuno prevedere una revisione critica di come il Regolamento forestale affronta tutta la tematica dei diradamenti limitandosi non solo a come gestire le sporadiche.
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Re: Regolamento e deroghe per la selvicoltura d’albero 6 Anni 10 Mesi fa #110

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Nell'interessante discussione provo a fare un piccolo passo indietro:

nel caso di Pprospot affrontando il progetto soprattutto l'applicabilità della selvicoltura d'albero a poche piante per ettaro in consociazione alla gestione del bosco ceduo, si pone il problema di come introdurre le tecniche selvicolturali per le specie sporadiche e di come facilitare l'adozione di tale tecnica selvicolturale ad un estesa frazione di cedui della toscana.

La modifica della norma o meglio del regolamento potrebbe avere un effetto significativo facendo sì che l'obiettivo già oggi contenuto nell'art. 12 del regolamento, orientato a preservare le specie sporadiche, sia davvero raggiungibile stimolando le imprese e i tecnici a rilasciare le specie con determinate caratteristiche e assumendosi la responsabilità e l'impegno alla loro coltivazione.

A mio avviso, ma forse vado troppo spregiudicatamente al fondo della soluzione al problema, sarebbe sufficiente valorizzare le specie sporadiche nel conteggio della matricinatura e allo stesso tempo trovare una forma di impegno alla loro coltivazione con uno specifico articolo che ne dettagli le modalità colturali.
Mi fermo per motivi di tempo ripromettendomi di dettagliare meglio in termini di variazioni al regolamento.
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Re: Regolamento e deroghe per la selvicoltura d’albero 6 Anni 10 Mesi fa #111

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Ciao Marcello Miozzo e Grazie per il tuo intervento che introduce un concetto per ora non toccato nella nostra discussione ma di grandissimo interesse per il Progetto e per i boschi cedui toscani: la matricinatura.
In questo senso vorrei portare all’attenzione di chi è interessato alla discussione il fatto che il Regolamento Forestale della Toscana (art. 22 comma 4 punto a) prevede già che tra le matricine possono essere rilasciate anche le Specie Sporadiche (definite dall’art. 12) se di conformazione e sviluppo idoneo. Il problema però è che per poter perseguire la loro valorizzazione oltre alla scelta devono essere messe in opportune condizioni di crescita attraverso (come il progetto propone) l’approccio della selvicoltura ad albero. Questo comporta per esempio un rilascio di un certo corteggio di piante intorno che dovranno essere eliminate gradualmente. In base al “punto d”, sempre comma 4 art. 22, le matricine (specie prioritaria o sporadica che sia) “devono essere uniformemente distribuite sulla superficie oggetto di taglio, una diversa distribuzione può essere autorizzata dall’ente competente”.
Allora, tra le modifiche da apportare al Regolamento forse andrebbe fatta un’integrazione a questo articolo. Magari introdurre la “matricinatura a gruppi” prendendo spunto dal Regolamento della Regione Umbria? Magari spingersi ad introdurre una matricinatura a gruppi sotto forma di aree di protezione intorno alle piante di specie sporadiche??
…la provocazione è lanciata!
Professionisti, tecnici degli enti pubblici di controllo, ricercatori… credete sia possibile imboccare questa strada per le realtà dei nostri cedui toscani? Che limiti vedete, quali problematiche?
A voi la palla!
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Re: Regolamento e deroghe per la selvicoltura d’albero 6 Anni 10 Mesi fa #112

Non è corretto affermare che il Regolamento forestale della Toscana non disciplina alcune tecniche funzionali alla selvicoltura d’albero così come i diradamenti selettivi, semmai si può dire che non indica procedure autorizzative semplificate per queste attività selvicolturali.

Siamo tutti d’accordo nel considerare positiva la presenza in selvicoltura di professionalità tecniche qualificate ma queste hanno, purtroppo, un costo che non deve essere tale da scoraggiare l’esercizio dell’attività stessa. Per questo motivo, anche storicamente, è stato previsto nel procedimento autorizzativo l’intervento di un tecnico pubblico che, con sopralluoghi puntuali, possa adattare le prescrizioni tecnico-giuridiche alle reali condizioni stazionali. La modalità per fare entrare in gioco questo tecnico è la richiesta di autorizzazione e le prescrizioni, ove non sia possibile la martellata preventiva, ormai relegata per i soliti motivi economici ad una casistica assai ridotta, devono essere precise e quanto più possibile numeriche per evitare lunghi e costosi contenziosi con gli organi preposti al controllo.

In merito alle procedure e semplificando, il Regolamento forestale della Toscana prevede attività liberamente esercitabili ed attività soggette a dichiarazione di inizio lavori tutte le volte che è stato possibile codificare l’intervento da realizzare in modo il più possibile univoco per tutto il territorio regionale; quando questo non è stato possibile è richiesta l’autorizzazione che può essere rilasciata anche per silenzio-assenso quando è previsto l’intervento di un tecnico di parte. Non è tanto il considerare più o meno “normale” un'attività selvicolturale la discriminante per assoggettare la stessa ad un procedimento semplificato o meno quanto la difficoltà di definizione dei limiti tra il consentito e quello che può arrecare danno alle funzioni pubbliche del bosco.

Le norme tecniche regolamentari per le attività autorizzabili in forma semplificata sono necessariamente prudenziali e di salvaguardia ma non sono rappresentative dell’intera selvicoltura toscana. Spetta ai tecnici, sia pubblici che privati, cercare di annullare la distanza tra i risultati della ricerca e la propria realtà operativa e strumenti come ad esempio i manuali di supporto all’applicazione della legge forestale o iniziative come questa del PProtSpot sono pensate proprio per aiutare i tecnici in questa direzione.

Il Regolamento forestale non è scritto su tavole di pietra, è stato già oggetto di numerose modifiche ed integrazioni per adattarlo al variare delle realtà operative e potrà essere nuovamente implementato ogni qualvolta la ricerca e l’applicazione sul territorio permetteranno di codificare nuove attività colturali atte a garantire il miglioramento dei nostri boschi. La discussione sul Forum ed i prossimi incontri programmati possono costituire utili strumenti di questo processo
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Regolamento e deroghe per la selvicoltura d’albero 6 Anni 10 Mesi fa #113

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Ciao a tutti,
La prima cosa che vorrei dire partecipando a questa discussione - dopo alcuni anni di perizie nell'ambito di procedimenti amministrativi per autorizzazioni di tagli e contenzioso - è che secondo me nel formulare la proposta di integrazione del Regolamento Forestale ai fini della valorizzazione e della tutela delle specie arboree sporadiche, dovremo dare all' identificazione di tipologia/tipologie di intervento chiaramente identificata/identificate, e in generale alla “prevenzione” del contenzioso e di possibili difficoltà interpretative da parte di chi firma le determine di autorizzazione o comunque controlla le dichiarazioni di taglio, almeno lo stesso peso che diamo agli aspetti tecnico-colturali.
A presto, un saluto
DM
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